#1 London calling: Whose streets? Our streets!


Sta per uscire il numero 5 di SOTTOTRACCIA, rivista universitaria autogestita da studenti di diverse facoltà. Per la categoria ONE WORLD ONE STRUGGLE, anticipiamo l’articolo sulla situazione e le lotte in corso nel Regno Unito, la prima di una serie di testimonianze dirette di studenti da diversi paesi europei con cui è interessante confrontare la situazione italiana (per dire: una proposta inglese a proposito di tagli e meritocrazia … presto anche da noi???). Per Roma e l’Italia, val la pena leggere l’editoriale comparso sul quarto numero di “Sottotraccia”: Sotto l’onda, il fuoco: lo spirito del 14 dicembre .

Stay tuned…

 

GAME OVER – INSERT COINS?

Sulla semi-insurrezione di Londra al tempo della crisi

La sera del 26 marzo, Trafalgar Square è in festa dopo il grande corteo del pomeriggio. Quando viene bersagliato l’orologio del countdown per i giochi olimpici, destinati come Expo2015 a un lascito di devastazione del territorio, per la polizia è solo un pretesto per sgomberare. La piazza viene circondata e si ingaggia l’ennesima, lunga battaglia di posizione con barricate in fiamme, scaramucce, arresti fino a tarda notte.

Non è che l’epilogo di una giornata straordinaria, definita da qualcuno la “semi-insurrezione di Londra”, con mezzo milione di persone in piazza nel corteo nazionale indetto contro le politiche di austerity del governo. Oltre al concentramento principale dei sindacati, numerosi spezzoni partono da quartieri e luoghi simbolici. Gli studenti si radunano alla University of London Union (la più grande student union europea) per dare vita all’Education Block lanciato dalla London Student Assembly, ambito orizzontale di confronto e organizzazione degli universitari. Una miriade i gruppi decisi a “generalizzare” la giornata di lotta con cortei e azioni, anziché ascoltare i discorsi dal palco.

UkUncut, individuando il proprio obiettivo nell’economia e nel lusso, ha lanciato un appello per lo shut down pomeridiano di Oxford Street, la via dello shopping simbolo di chi dalla crisi – in un modo o nell’altro – ci sta guadagnando. In particolare i “tax dodgers”, negozi colpevoli di evadere miliardi di tasse facendo ricadere i costi della crisi sulla popolazione. Convergono migliaia di persone ed esercizi commerciali, banche, hotel di lusso vengono presi di mira con le pratiche più diverse: occupazioni, performances artistiche e samba band, vernice e vetrine in frantumi. Mentre in Oxford Circus prende vita uno street party, diversi spezzoni partono alla conquista del West-End. Sulla Piccadilly ha luogo l’occupazione di Fortnum&Mason, storico negozio di lusso dell’alta società britannica, dove la polizia effettua ben 145 degli oltre 200 arresti della giornata. Il centro di Londra è un campo di battaglia tra dimostranti e riot-police. Piccadilly Circus è circondata, difesa da barricate in fiamme e cordoni, con una polizia frustrata che non riesce a controllare la situazione.

Sindacati e forze politiche ovviamente prendono le distanze dalla “minoranza violenta”, lodando il dissenso sorridente e innocuo, mentre la stampa “embedded” opera la solita divisione tra buoni e cattivi manifestanti. Emergono però anche riflessioni più coraggiose: una vetrina rotta vale una carica a un corteo? La protesta standard è davvero efficace davanti a un governo sordo, e ha senso dissociarsi da certe modalità piuttosto che riconoscersi tutti dalla stessa parte? È anche difficile fingere che le migliaia di persone di Oxford Street siano pochi estremisti…

Ma cosa c’è dietro a questa mobilitazione? Il governo inglese sta operando massicci tagli al settore pubblico, considerati da molti tagli ideologici: smantellano il welfare, con la scusa della crisi. La City di Londra è uno dei maggiori distretti finanziari globali e si sta recuperando il denaro pubblico versato per salvare le banche mettendo a rischio i servizi sociali di base nei quartieri, le università e il sistema sanitario nazionale. La risposta della società – la Big Society che secondo i Tories dovrebbe fungere da ammortizzatore sociale – è stata una stagione di attivismo diffuso senza precedenti animata da cittadini politicizzatisi in un batter d’occhio, con assemblee e comitati di lotta sorti ovunque sulla spinta del movimento studentesco dell’autunno.

Il network UkUncut è una delle novità, riunito dall’idea che la crisi la debba pagare chi i soldi ce li ha, banche e imprese. È organizzato non-gerarchicamente e fa informazione attraverso azioni comunicative di disobbedienza civile. Secondo molti gli arresti di Fortnum&Mason sono una precisa scelta politica contro un gruppo pacifico, popolare e diffuso che costituisce un serio problema per il governo.

Una delle pratiche più diffuse è l’occupazione e “restituzione” alla cittadinanza di luoghi simbolici: biblioteche tenute aperte 24h, banche usate per “lezioni in piazza”, occupazioni di municipi per svolgervi assemblee popolari… La questione della democrazia è un punto centrale. I tagli sono decisi dalle oligarchie finanziarie senza il consenso dei cittadini, è quindi ovvio che opporsi significhi anche criticare certi meccanismi. Per alcuni la democrazia reale è l’orizzonte politico verso cui muoversi per creare un’alternativa, con la costituzione di una rete di assemblee popolari.

Non meno attivi sono i gruppi autonomi e anarchici. A febbraio viene occupato uno spazio universitario per farne un luogo aperto di convergenza e di supporto materiale alle lotte. Un altro convergence centre, chiamato ironicamente Big Society Head Quartier, viene occupato prima del corteo nei pressi di Hyde Park. A Lewisham (zona più “proletaria”) un centro di collocamento in disuso diventa un social centre fortemente legato al quartiere.

Per quanto riguarda gli studenti, il movimento universitario di quest’anno è (in)sorto in opposizione ai tagli all’istruzione e alla legge che dall’anno prossimo porterà a 9000 pounds (il triplo dell’attuale) la retta universitaria massima, possibilità che molti atenei sfrutteranno costretti o meno dai tagli, in un sistema in cui è largamente diffuso l’indebitamento da prestito d’onore. Fino ad alcuni anni fa l’università inglese era gratuita: il Processo di Bologna non fa danni solo in Italia…

Dopo l’autunno caldo, i riots di dicembre e il corteo del 29 gennaio, a metà febbraio molti studenti inglesi partecipano al meeting transnazionale delle università in lotta a Parigi, dal quale è nato il Knowledge Liberation Front (network contro le politiche neoliberiste connesse alla formazione). La data del 26 marzo viene generalizzata ad una tre giorni di mobilitazione europea dei “saperi comuni contro il capitalismo finanziario” con azioni in numerose città.

E dopo il 26? Le mobilitazioni continuano in una situazione caotica e in divenire.

Si guarda a ciò che accade negli altri paesi, del resto è ormai evidente che ovunque lo stesso modello di sviluppo genera  mancanza di democrazia (reale) e prospettive per i giovani, precarietà, attacchi ai diritti e ai beni comuni.

C’è un grande interesse per le insurrezioni in Maghreb e Mashrek: l’occupazione di Trafalgar Square era un richiamo di piazza Tahrir al Cairo; studenti e migranti marciano gridando “from London to Cairo unite and fight”; in solidarietà con la rivolta in Libia (mai con l’intervento militare occidentale) viene occupata la casa di Saif Gheddafi nei quartieri bene a nord della città.

Si avverte che da una sponda all’altra del Mediterraneo e oltre, “il nostro tempo è qui e comincia adesso” non è più solo uno slogan, ma qualcosa già in atto, con sempre maggiore forza.

We will fight, we will kiss / London Cairo Rome Tunis !

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MORE ABOUT MARCH 26TH

“Only actions count now” and Protesters can’t disown the “violent minority” (The Guardian), analysis of march 26th from the Escalate collective (University of London), a letter to UK Uncutters from the “violent minority”, pics and report from Indymedia London, what happened in Trafalgar Square [1] e [2] .

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